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Oggi alle 15 sono scap­pato. Ho salu­tato velo­ce­mente e ho detto “me ne vado”. Sono scap­pato da un evento. Era dai tempi della scuola che non scap­pavo, e anche allora sarò scap­pato si e no due volte in cin­que anni di liceo per andare al <a href=“http://maps.google.com/maps?f=q&source=s_q&hl=en&geocode=&q=Sacro+Monte,+Varese,+Italia&sll=45.358463,11.420631&sspn=0.012906,0.018282&ie=UTF8&hq=&hnear=Sacro+Monte,+Via+dell” onclick=“javascript:_gaq.push([’_trackEvent’,‘outbound-article’,‘http://maps.google.com’]);“Assunzione,+Lombardia,+Italy&ll=45.859965,8.793569&spn=0.012792,0.018282&t=h&z=16″ target=“_blank”>Sacro Monte con la Lorena. Forse non è nem­meno mai suc­cesso o meglio, è suc­cesso, ma quando il liceo l’avevo già finito da un pezzo. Comun­que non ricordo esat­ta­mente se fosse durante o dopo e in fondo non importa. L’importante è che non mi capita spesso di scap­pare. Que­sta volta, però, ne valeva la pena. E no, non era un evento vero, era una di quelle cose che solo le aziende pos­sono chia­mare eventi. Il pro­blema è che ero lì per lavorare…

D’atro canto uno dei van­taggi dell’avere final­mente matu­rato una certa espe­rienza come foto­grafo è anche quello di capire che, dopo un po’, di foto ce ne sono abba­stanza e che 1200 scatti in un giorno e mezzo (dei quali 1000 almeno da but­tare, ma que­sto è nor­male) sono più che suf­fi­cienti per docu­men­tare in modo esau­stivo un evento dedi­cato agli inte­gra­tori di sistemi di con­di­zio­na­mento indu­striale. Restare fino al ter­mine del secondo giorno non avrebbe avuto alcun senso anche se qual­che anno fa ci sarei rima­sto, fino al momento dell’ultimo saluto dell’ultimo partecipante.

E quindi, esat­ta­mente come il 28 mag­gio, mi sono ritro­vato in mac­china alle tre del pome­rig­gio, con tren­ta­tré gradi fuori e l’aria con­di­zio­nata a palla den­tro, un inci­dente fra Mon­te­bello e San Boni­fa­cio, l’entrata chiusa e la sta­tale obbli­ga­to­ria per un bel pezzo in mezzo ai camion, a cer­care di sfor­zarmi di non con­ti­nuare a cam­biare can­zone. Era­vamo par­titi bene, que­sta volta, ma già dopo le prime due l’iPhone (che voglia pre­sto esser sosti­tuito con il 4?) ha comin­ciato a dare il peg­gio di sé e solo a fatica, in un viag­gio da Alonte a Milano, è stato pos­si­bile rag­giun­gere l’ormai solito numero di cin­que kee­pers.

Che però è stato rag­giunto, e il risul­tato mi è pia­ciuto così tanto che ho pen­sato che fosse pro­prio il caso di fare un altro post della serie Top 5. Se per caso l’argomento vi anno­iasse, dite­melo. Sap­piate però che la scelta della musica da ascol­tare nelle varie situa­zioni è sem­pre stata una delle mie atti­vità più meti­co­lose e quindi sarà sem­pre uno dei miei argo­menti preferiti!

1) Fri­day I’m In Love, The Cure (1992)

Per­ché lo shuf­fle è par­tito con que­sta can­zone. Ci sono mille altri motivi per cui è per­fetta e non per­de­tevi anche il video. Ma non c’è nes­sun biso­gno di spie­garlo, è tal­mente bella che chiun­que può facil­mente tro­vare i pro­pri. Oggi però è Thur­sday: d’obbligo quindi citare la parte più con­sona alla situa­zione nella quale mi tro­vavo men­tre la stavo ascoltando!

Mon­day, you can hold your head
Tue­sday, Wed­ne­sday stay in bed
Or Thur­sday – watch the walls instead
It’s Fri­day, I’m in love

2) All Mine, Tom Jones (1999)

L’ennesima can­zone che non c’è su iTu­nes in Ita­lia e di que­sto prima o poi dovremo par­lare per­ché vera­mente qua ci pren­don pro­prio tutti per fessi. Clic­cando sul link andrete quindi su un biz­zarro sito russo che ha il grande pre­gio che vi per­met­terà di ascol­tarla in strea­ming tutta, dall’inizio alla fine.

La can­zone era dei Por­ti­shead e vien facile pen­sare che l’originale fosse più bello. Ma in que­sto caso, uno dei raris­simi, penso pro­prio che la cover sia meglio e il buon vec­chio Tom (mai pia­ciuto d’altro canto) non c’entri pro­prio nulla. Il merito di que­sto capo­la­voro è tutto di Neil Han­non (The Divine Comedy): è lui l’altra voce, e tutto suo è l’arrangiamento orche­strale. Per­fetto per i titoli di testa di un ine­si­stente film di James Bond, quello più bello.

Don’t resist
We shall exist
Until the day I die
Until the day I die

3) Toxic Girl, Kings Of Con­ve­nience (2001)

Vi ricor­date Brand­New? Sì, c’è ancora Brand­New, è una cosa di video nuovi che fanno su MTV. Ma Brand­New non è sem­pre stata solo un’ora di video nuovi. C’è stato un periodo, nel 2001, che era anche un pro­gramma vero, con un pre­sen­ta­tore: Mas­simo Cop­pola. A me quelli che rac­con­tano delle sto­rie brevi pos­si­bi­li­mente intel­li­genti che ser­vono a pre­sen­tare qual­cosa sono sem­pre pia­ciuti (io stesso sto facendo – cer­cando di fare – qui la stessa cosa, come fa Mat­teo Cac­cia Ven­do­tutto ma come faceva anche Fran­ce­sco Guc­cini ai tempi delle sue miti­che tour­née degli anni ’70). Mas­simo Cop­pola era bra­vis­simo, rac­con­tava delle sto­rie molto ben scritte, per­fette per il video che stava per arri­vare. L’ho anche cono­sciuto, pro­prio al primo con­certo mila­nese dei Kings Of Con­ve­nience, è stata forse l’unica volta in cui ho preso il corag­gio di andare da uno e dir­gli: Ciao, sono Mau­ri­zio, volevo farti i com­pli­menti per la tua tra­smis­sione. Mi sono sen­tito uno scemo, ma son con­tento d’averlo fatto.

Beh, tutto que­sto lungo pre­am­bolo solo per dire che a Brand­New Toxic Girl lo man­da­vano spes­sis­simo e che il video era il più bello. Bello per­ché è sto­ria rac­con­tata soprat­tutto con splen­dide foto­gra­fie, ma bello soprat­tutto per­ché c’era lei. La ragazza della coper­tina del disco e pure di quello dopo. Nel 2009 è uscito il loro terzo album e lei non c’era più. Di colpo i Kings Of Con­ve­nience mi sono sem­brati vera­mente inutili.

She’ll talk to you with no one else around
But only if you’re able to enter­tain her
The moment con­ver­sa­tion stops she’s gone
Again

4) Gli angeli, Vasco Rossi (1996)

Sì, è vero, Vasco Rossi non si può più ascol­tare. È insop­por­ta­bile e scrive (sem­pre che sia ancora lui a farlo) delle can­zoni sem­pre peg­giori. Ed è così da molti anni ormai. Ma oggi que­sta can­zone non l’ho skip­pata. Forse per un solo motivo, il video era di Roman Polan­ski e a suo tempo non era male no, che non era male.
No, non è vero.
Non l’ho skip­pata solo per­ché sono sem­pre stato un feti­ci­sta dell’ingresso della bat­te­ria e qui, a 2:06, ce n’è uno dei più d’effetto di tutta la sto­ria della musica ita­liana, a patto che il volume sia alto a dovere. E poi, già che l’avete alzato, andate avanti che c’è il solo tamar­ris­simo di Mar­tin Lan­dau, che anche se a noi che siamo snob i soli di chi­tarra non ci piac­ciono più dal 1977, ogni tanto col volume a palla sono pro­prio fighi.

Vedi tetti e case
e grandi le peri­fe­rie
E vedi quante cose
sono solo fesserie

5) Tee­nage Wild­life, David Bowie (1980)

Per­ché Scary Mon­sters è stato il primo disco di Bowie che ho ascol­tato fino alla fol­lia. Per­ché l’avevo regi­strato (come tutti i dischi che avevo, per non rovi­narli) su una cas­setta e quando andavo a sciare con i miei geni­tori a La Thuile, con il Walk­man (beh, no, non era quello pla­sti­coso della Sony, era un’oggetto super­tech dell’Aiwa) nella tasca del piu­mino e con Tee­nage Wild­life nelle orec­chie e una splen­dida gior­nata di sole con la neve venuta giù nella notte, beh, sem­brava pro­prio che la vita sarebbe stata una cosa molto inte­res­sante da lì in poi!
Avessi capito meglio il testo, forse non sarei stato così entusiasta…

You fall to the ground like a leaf from the tree
And look up one time at that vast blue sky
Scream out aloud as they shoot you down


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