unskipped / 2

Oggi alle 15 sono scappato. Ho salutato velocemente e ho detto “me ne vado”. Sono scappato da un evento. Era dai tempi della scuola che non scappavo, e anche allora sarò scappato si e no due volte in cinque anni di liceo per andare al Sacro Monte con la Lorena. Forse non è nemmeno mai successo o meglio, è successo, ma quando il liceo l’avevo già finito da un pezzo. Comunque non ricordo esattamente se fosse durante o dopo e in fondo non importa. L’importante è che non mi capita spesso di scappare. Questa volta, però, ne valeva la pena. E no, non era un evento vero, era una di quelle cose che solo le aziende possono chiamare eventi. Il problema è che ero lì per lavorare…

D’atro canto uno dei vantaggi dell’avere finalmente maturato una certa esperienza come fotografo è anche quello di capire che, dopo un po’, di foto ce ne sono abbastanza e che 1200 scatti in un giorno e mezzo (dei quali 1000 almeno da buttare, ma questo è normale) sono più che sufficienti per documentare in modo esaustivo un evento dedicato agli integratori di sistemi di condizionamento industriale. Restare fino al termine del secondo giorno non avrebbe avuto alcun senso anche se qualche anno fa ci sarei rimasto, fino al momento dell’ultimo saluto dell’ultimo partecipante.

E quindi, esattamente come il 28 maggio, mi sono ritrovato in macchina alle tre del pomeriggio, con trentatré gradi fuori e l’aria condizionata a palla dentro, un incidente fra Montebello e San Bonifacio, l’entrata chiusa e la statale obbligatoria per un bel pezzo in mezzo ai camion, a cercare di sforzarmi di non continuare a cambiare canzone. Eravamo partiti bene, questa volta, ma già dopo le prime due l’iPhone (che voglia presto esser sostituito con il 4?) ha cominciato a dare il peggio di sé e solo a fatica, in un viaggio da Alonte a Milano, è stato possibile raggiungere l’ormai solito numero di cinque keepers.

Che però è stato raggiunto, e il risultato mi è piaciuto così tanto che ho pensato che fosse proprio il caso di fare un altro post della serie Top 5. Se per caso l’argomento vi annoiasse, ditemelo. Sappiate però che la scelta della musica da ascoltare nelle varie situazioni è sempre stata una delle mie attività più meticolose e quindi sarà sempre uno dei miei argomenti preferiti!

1) Friday I’m In Love, The Cure (1992)

Perché lo shuffle è partito con questa canzone. Ci sono mille altri motivi per cui è perfetta e non perdetevi anche il video. Ma non c’è nessun bisogno di spiegarlo, è talmente bella che chiunque può facilmente trovare i propri. Oggi però è Thursday: d’obbligo quindi citare la parte più consona alla situazione nella quale mi trovavo mentre la stavo ascoltando!

Monday, you can hold your head
Tuesday, Wednesday stay in bed
Or Thursday – watch the walls instead
It’s Friday, I’m in love

2) All Mine, Tom Jones (1999)

L’ennesima canzone che non c’è su iTunes in Italia e di questo prima o poi dovremo parlare perché veramente qua ci prendon proprio tutti per fessi. Cliccando sul link andrete quindi su un bizzarro sito russo che ha il grande pregio che vi permetterà di ascoltarla in streaming tutta, dall’inizio alla fine.

La canzone era dei Portishead e vien facile pensare che l’originale fosse più bello. Ma in questo caso, uno dei rarissimi, penso proprio che la cover sia meglio e il buon vecchio Tom (mai piaciuto d’altro canto) non c’entri proprio nulla. Il merito di questo capolavoro è tutto di Neil Hannon (The Divine Comedy): è lui l’altra voce, e tutto suo è l’arrangiamento orchestrale. Perfetto per i titoli di testa di un inesistente film di James Bond, quello più bello.

Don’t resist
We shall exist
Until the day I die
Until the day I die

3) Toxic Girl, Kings Of Convenience (2001)

Vi ricordate BrandNew? Sì, c’è ancora BrandNew, è una cosa di video nuovi che fanno su MTV. Ma BrandNew non è sempre stata solo un’ora di video nuovi. C’è stato un periodo, nel 2001, che era anche un programma vero, con un presentatore: Massimo Coppola. A me quelli che raccontano delle storie brevi possibilimente intelligenti che servono a presentare qualcosa sono sempre piaciuti (io stesso sto facendo – cercando di fare – qui la stessa cosa, come fa Matteo Caccia Vendotutto ma come faceva anche Francesco Guccini ai tempi delle sue mitiche tournée degli anni ’70). Massimo Coppola era bravissimo, raccontava delle storie molto ben scritte, perfette per il video che stava per arrivare. L’ho anche conosciuto, proprio al primo concerto milanese dei Kings Of Convenience, è stata forse l’unica volta in cui ho preso il coraggio di andare da uno e dirgli: Ciao, sono Maurizio, volevo farti i complimenti per la tua trasmissione. Mi sono sentito uno scemo, ma son contento d’averlo fatto.

Beh, tutto questo lungo preambolo solo per dire che a BrandNew Toxic Girl lo mandavano spessissimo e che il video era il più bello. Bello perché è storia raccontata soprattutto con splendide fotografie, ma bello soprattutto perché c’era lei. La ragazza della copertina del disco e pure di quello dopo. Nel 2009 è uscito il loro terzo album e lei non c’era più. Di colpo i Kings Of Convenience mi sono sembrati veramente inutili.

She’ll talk to you with no one else around
But only if you’re able to entertain her
The moment conversation stops she’s gone
Again

4) Gli angeli, Vasco Rossi (1996)

Sì, è vero, Vasco Rossi non si può più ascoltare. È insopportabile e scrive (sempre che sia ancora lui a farlo) delle canzoni sempre peggiori. Ed è così da molti anni ormai. Ma oggi questa canzone non l’ho skippata. Forse per un solo motivo, il video era di Roman Polanski e a suo tempo non era male no, che non era male.
No, non è vero.
Non l’ho skippata solo perché sono sempre stato un feticista dell’ingresso della batteria e qui, a 2:06, ce n’è uno dei più d’effetto di tutta la storia della musica italiana, a patto che il volume sia alto a dovere. E poi, già che l’avete alzato, andate avanti che c’è il solo tamarrissimo di Martin Landau, che anche se a noi che siamo snob i soli di chitarra non ci piacciono più dal 1977, ogni tanto col volume a palla sono proprio fighi.

Vedi tetti e case
e grandi le periferie
E vedi quante cose
sono solo fesserie

5) Teenage Wildlife, David Bowie (1980)

Perché Scary Monsters è stato il primo disco di Bowie che ho ascoltato fino alla follia. Perché l’avevo registrato (come tutti i dischi che avevo, per non rovinarli) su una cassetta e quando andavo a sciare con i miei genitori a La Thuile, con il Walkman (beh, no, non era quello plasticoso della Sony, era un’oggetto supertech dell’Aiwa) nella tasca del piumino e con Teenage Wildlife nelle orecchie e una splendida giornata di sole con la neve venuta giù nella notte, beh, sembrava proprio che la vita sarebbe stata una cosa molto interessante da lì in poi!
Avessi capito meglio il testo, forse non sarei stato così entusiasta…

You fall to the ground like a leaf from the tree
And look up one time at that vast blue sky
Scream out aloud as they shoot you down


No Comments

Leave a Reply

Non puoi vedere queste cose perché hai scelto di disabilitare i cookie relativi. Sorry.  
Non puoi vedere queste cose perché hai scelto di disabilitare i cookie relativi. Sorry.