Ma ora ho vent’anni, mi sembra una vita
son rimaste poche cose, e ho molti meno amici.

–Bluvertigo

Andy fluorescente

La prima volta che ho visto Andy è stato al Grunf. Lo stu­dio Grunf (il nome dice tutto a chi ricor­derà Alan Ford) era lo stu­dio di regi­stra­zione del mio amico Alberto. Non che fosse pro­prio Abbey Road ma ci si lavo­rava bene se si accet­tava il fatto che l’ossigeno fosse la risorsa più scarsa fra quelle disponibili.

Era il 1993 (più o meno) e in quel sot­to­scala Alberto stava regi­strando il primo disco dei Blu­ver­tigo. Il disco era teo­ri­ca­mente pro­dotto da Mauro Pao­luzzi, Alberto era un suo stretto col­la­bo­ra­tore all’epoca e il pro­gramma pre­ve­deva le regi­stra­zioni al Grunf e i mis­saggi nel vicino stu­dio di Pao­luzzi. Dico teo­ri­ca­mente per­ché già allora Marco (Mor­gan), Andrea (Andy) e l’altro Marco (Pan­caldi, il chi­tar­ri­sta ori­gi­na­rio, prima di Livio) erano per­fet­ta­mente in grado di auto­pro­dursi e di gestire al meglio il lavoro in stu­dio senza dire­zioni arti­sti­che esterne. Così in grado che quando ho ascol­tai per la prima volta il mate­riale ancora non mixato decisi subito che non avrei potuto per­met­tere che i mis­saggi li facesse qual­cun altro. I Blu­ver­tigo erano la cosa più simile ai Depe­che Mode che mi potesse capi­tare tra le mani in Ita­lia e quel disco lo dovevo mis­sare io, punto e basta.

Con Mauro Pao­luzzi un po’ ci avevo già avuto a che fare ma mai credo mi avrebbe affi­dato i mix, era anche per lui un pro­getto troppo impor­tante da lasciare in mani altrui e poi io avevo un pro­blema: costavo troppo e per lavo­rare volevo il mio mixer Solid State, quello del Metro­po­lis. Quindi mio costo più costo dello stu­dio, che sareb­bero andati ad aggiun­gersi al già esau­rito bud­get per un primo album di un gruppo esor­diente.
Per risol­vere la que­stione fu neces­sa­rio un pic­colo colpo di mano. Era indi­spen­sa­bile dimo­strare a Pao­luzzi che i pezzi mis­sati da me sareb­bero stati molto ma molto meglio. Come fare? In com­butta con Alberto pre­pa­rammo una copia dei nastri e in una calda gior­nata estiva mi chiusi al Metro­po­lis per mixare un pezzo a scopo dimo­stra­tivo. La scelta cadde su “I Still Love You“. Motivo? Era innan­zi­tutto com­pleto, con la voce defi­ni­tiva (molte can­zoni erano a quel punto ancora da ter­mi­nare, Marco ancora oggi fini­sce le can­zoni quando pra­ti­ca­mente il disco è già stam­pato…) e, soprat­tutto, mi pia­ceva moltissimo.

Fu un suc­cesso, il risul­tato al di sopra delle aspet­ta­tive di tutti e così il disco lo finimmo al Metro­po­lis, rire­gi­strando anche da capo “Com­pli­cità” che era la ver­sione ita­liana di “Here Is The House” dei Depe­che Mode. Fu in quell’occasione che conobbi anche Ser­gio, il bat­te­ri­sta, bra­vis­simo a risuo­nare il pezzo da capo sulla trac­cia di una bat­te­ria elet­tro­nica già pro­gram­mata. Al pezzo aggiun­gemmo poi anche una bella intro­du­zione suo­nata solo da Marco al pia­no­forte, improv­vi­sata al volo con­tan­do­gli in cuf­fia i secondi che man­ca­vano all’inizio della base. Dovete sem­pre pen­sare che all’epoca non c’erano i Pro­Tools a rimet­tere a tempo le cose e la bat­te­ria non si dovrebbe suo­nare dopo, ma prima degli altri strumenti…

Tutto que­sto lungo pre­am­bolo per rac­con­tare com’è ini­ziata la mia rela­zione con i Blu­ver­tigo. Poi sono suc­cesse un sacco di cose e la mag­gior parte di que­ste ha coin­volto più Marco, per i più vari motivi. Di Andy ho sem­pre seguito le vicende, ma spesso solo da lon­tano; ci siamo incon­trati ogni tanto e ci si doman­dava ogni volta se per caso ci fosse ancora uno spi­ra­glio per i Blu­ver­tigo. E lo spi­ra­glio parve esserci un paio d’anni fa, con l’occasione di un disco dal vivo acu­stico da regi­strare durante una pun­tata di Sto­ry­tel­lers.
Era poco più di uno spi­ra­glio, s’era capito quando il clas­sico nuovo sin­golo regi­strato in stu­dio che ormai d’abitudine accom­pa­gna i dischi dal vivo come traino per la radio non si mate­ria­lizzò: Marco non finì il testo, credo, o qualcos’altro del genere. Ma poco importa, la sostanza fu che la reu­nion rimase cosa effi­mera. Ciò non toglie nulla al fatto che rive­dere il gruppo insieme la sera della regi­stra­zione della pun­tata e del disco fu emo­zio­nante, erano in grande forma e in qual­che modo si chiuse un cer­chio: avevo mixato le can­zoni del primo disco e scat­tato la foto di coper­tina dell’ultimo.

Infatti la foto di quella sera divenne la coper­tina del cd e ha una sua sto­ria biz­zarra. Gli studi di MTV non ave­vano degli spazi ade­guati e l’unico set pos­si­bile era un cor­ri­doio stretto dove erano sti­pate tutte le custo­die delle chi­tarre e degli ampli­fi­ca­tori durante il con­certo. Un posto disor­di­nato e angu­sto, ma ideale per ambien­tare una foto di un disco dal vivo. Solo che appena finito lo spet­ta­colo i roa­die comin­cia­rono a por­tar via tutto, total­mente incu­ranti delle nostre neces­sità prima e delle nostre implo­ra­zioni poi. Nel giro di cin­que minuti sparì tutto e del set non rimase più nulla (tranne l’eco delle mie inu­tili impre­ca­zioni). Ci salvo l’intervento di Andy e del mana­ger del gruppo, Ste­fano Senardi. Senza Andy e Ste­fano che pazien­te­mente con­vin­sero gli ener­gu­meni pro­met­ten­do­gli in cam­bio cose che non so nem­meno imma­gi­nare, la foto sarebbe stata impos­si­bile. A quel punto ripor­ta­rono indie­tro il mate­riale (furenti, e dio solo sa quanto peri­co­loso sia un roa­die con la luna storta e in animo di ven­detta) e atte­sero quei cin­que minuti in più (dav­vero, poi alla fine ci con­ces­sero solo cin­que minuti!) per rico­min­ciare con lo sgom­bero selvaggio.

Insomma, anche que­sto per dire che Andy è stata sem­pre l’anima equi­li­brata del gruppo, il perno senza il quale era dif­fi­cile pro­ce­dere con­cre­ta­mente. Senza Andy anche la voce di Marco non sarebbe la stessa. È infatti poco noto, anche se i più attenti se ne saranno certo accorti, che tutte le can­zoni dei Blu­ver­tigo sono can­tate a due voci, e la seconda voce è sem­pre stata quella di Andy.
Andy è stato i Blu­ver­tigo almeno tanto quanto lo è stato Marco e se io fossi stato uno di loro, sarei stato Andy.


Il fil­mato qui sotto è il back­stage dell’ultimo pagi­none per Rol­ling­Stone, girato da Ales­san­dro Caval­lini sul set al labo­ra­to­rio Fluon di Andy. Come sem­pre i miei col­la­bo­ra­tori sono Gioia Oli­va­striMaria Teresa Fur­nari, sul set anche Roberta Rei­neke (photo edi­tor di Rol­ling­Stone) e Fabri­zio Gri­golo.

Le foto della gal­le­ria sono quelle del ser­vi­zio più una pic­cola sele­zione di ritratti di Andy e dei Blu­ver­tigo fatti in altre occasioni.


9 Comments

  • Bel pezzo mau­ri­zio
    Gra­zie per avere con­di­viso i tuoi ricordi
    e per averci rega­lato que­ste foto splen­dide.
    Ma gra­zie soprat­tutto per le tue parole.

  • Gra­zie a Fb e a Tiziana ho sco­perto il tuo blog…
    Ti rin­gra­zio pure io per la bella pagina di foto e ricordi..

  • Mau­ri­zio, gra­zie anche da parte mia, come sem­pre ti ho letto con grande pia­cere. Devo dire che aspet­tavo con ansia un post sui Bluvertigo.

    • Ce ne saranno altri. Qual­cosa su Marco è over­due, come dicono gli inglesi. Prima o poi arriva!

    • Che bello.
      Sai che sono mesi che ti voglio chie­dere della sto­ria die­tro la tua foto di Marco inti­to­lata (almeno nel libro “In pArte Mor­gan”) Maschera?
      (E’ la foto più espres­siva e affa­sci­nante di lui che io abbia mai visto. Para­dos­sal­mente mi pare la più vera.)

  • Come sem­pre al top Mau­ri­zio, com­pli­menti.
    Sono stato di recente a vedere il con­certo di Marco… io li rivo­glio insieme!

  • Marco wrote:

    Pezzo per certi versi a tratti com­mo­vente… Ho sem­pre amato molto la tipo­lo­gia di humor che accom­pa­gnava buona parte delle frasi che fuo­riu­sci­vano dalla bocca di Andrea. E’ una delle per­sone che mi è dispia­ciuto per­dere di vista.
    Ma si sa, io non rie­sco a man­te­nere rap­porti con troppi terzi, nep­pure con me stesso.

  • Christie Wall wrote:

    Come sem­pre al top Mau­ri­zio, com­pli­menti. Sono stato di recente a vedere il con­certo di Marco… io li rivo­glio insieme!

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