Tkts (75/81)

Non sono normalmente affezionato alle reliquie e alle collezioni. Non ho collezioni, nemmeno di farfalle, e solo qualche reliquia ma, del resto, chi non ha qualche cadavere nell’armadio? Ce n’è però una al quale sono stato abbastanza fedele nel tempo: i biglietti dei concerti. Sono facili da raccogliere, occupano poco spazio e non si decompongono nell’arco di una vita anche senza particolari accortezze per la loro conservazione. E soprattutto aiutano (anche se, come vedremo presto, non sempre) a ricordare il concerto. È vero che a volte sarebbe meglio dimenticarlo ma tutto sommato spesso vale il contrario.

È con grande piacere che quindi propongo qui la mia collezione completa, sotto forma di scansioni di biglietti, in probabile ordine cronologico (probabile perché di alcuni non è nota la data esatta e non sono riuscito a trovarne altre tracce sulla rete) e con qualche nota breve ad accompagnarli. La storia è lunga, questa è solo la prima puntata. Altre ne seguiranno.

L’inizio è il concerto di Patti Smith ma dato che è stato il primo, ha meritato il suo post privato personale. Già sapete, quindi andiamo avanti. Bisognerebbe forse andare anche indietro ma prima di Patti Smith c’erano state solo cose italiane e non conservavo nulla. Se devo ricordare qualcosa nell’enorme calderone del cantautorato anni ’70 che più o meno mi sono visto per intero (da Claudio Lolli agli Area non mi sono fatto mancare niente), tre spettacoli restano memorabili e sarebbe bello poterli rivedere: i musical/teatrali di Gianfranco Manfredi e Ricky Gianco (1977/78), Edoardo Bennato quando faceva la one man band (1975/76, prima della sua fine artistica, segnata dall’album che oggi piacerebbe tanto a Moccia: Burattino senza fili) e il primo vero tour degli Skiantos, quello di Kinotto (’79). Da lì in poi sono arrivati gli stranieri e la musica italiana s’è persa via. Per sempre, direi, visto come stiamo messi adesso.

Il 1980 è stato l’anno del consolidamento. Gli stranieri arrivavano davvero, tutte le tournée più importanti passavano dall’Italia e, se dovevano passare una volta sola, da Milano. È stato un anno dove di sicuro ne ho visti più di quelli dei quali conservo i biglietti. Per esempio sono stato anche al famoso concerto dei Police (del quale ricordo solo gli sfondamenti delle migliaia che non avevano il biglietto, il casino inenarrabile delle urla dei fan e il caldo atroce all’interno del palalido), e certamente ad altri ancora (Su tutti gli straordinari B-52’s, un concerto che mi sogno di notte ancora oggi, poi i noiosissimi Weather Report e forse anche gli Specials e probabilmente i Selecter). Ma dato che non ho più i biglietti non son validi per questo post.

Devo, Iggy Pop, Lou Reed e i Madness sono sicuramente capitati a Milano in quell’anno. Non mi ricordo le date e non ho trovato riferimenti certi sulla rete (anzi, se qualcuno potesse aiutare a ricostruire le memorie nei commenti, sarebbe il benvenuto). Lo dico qui e non lo ripeto più: Per vedere i biglietti interi, dovete cliccarci sopra.

Devo, Palalido (MI) 1980


I Devo me li ricordo bene, sono stati fantastici, superprofessionali, perfetti. In piedi tutti e cinque con i loro cappelli rossi a forma di ziggurat/vaso dei fiori davanti ad altrettanti blocchi di neon, uno per ogni componente del gruppo. Tutto in controluce, super tech e suono come mai s’era sentito prima. Erano avanti, molto avanti, ed era il loro momento migliore. Ancora oggi lo stesso palco funzionerebbe. Magari meno la musica, pochi gruppi di così grande successo sono stati così velocemente dimenticati (quante volte avete ascoltato una canzone dei Devo negli ultimi dieci anni? Secondo me nessuna), anche se Mark Mothersbaugh si è rifatto una vita ottima e ricca con le colonne sonore e le musiche per i videogiochi.

Volete sapere cosa vi posso dire degli altri tre? Niente. Guardo i biglietti con lo stesso stupore con cui mia nonna con l’alzheimer guardava le persone che andavano a trovarla in clinica. Sarà una forma precoce, ma l’effetto è lo stesso. I biglietti son qui, comunque. Forse è stata la faccia di Iggy Pop a provocare l’amnesia. Anzi, senz’altro.

Madness, Palalido (MI) 1980
Lou Reed, (MI) 1980
Iggy Pop, Palalido (MI) 1980


Il 1981 è stato l’anno della vacanza a Londra con il Paolo Malnati (compagno di scuola, compagno di niente). Dormivamo in un lurido B&B a due passi da Victoria Station e vagavamo tutto il giorno fra musei, parchi e negozi di dischi, nella più completa ignoranza. Fatto sta che comunque ci siamo visti tutti i concerti dei gruppi dei quali avessimo una qualche conoscenza pregressa. Come dire, so chi è? Ci vado, Non so chi è? Sto a marcire sulla pulciosa moquette blu del B&B. Il primo è quello di cui vado più fiero:

Kraftwerk, Hammersmith Odeon (London), 2 giugno 1981


Però urge una precisazione, ne vado fiero oggi. All’epoca sì, mi eran piaciuti, però si viveva ancora nel falso mito dell’esibizione dal vivo (riarragiamenti, improvvisazioni, assoli, etc… gli anni ’70 eran duri a morire!) e quattro robot di fronte ad una tastiera non è che proprio ci facessero saltar su sulla sedia. Ma era figo, e tant’è. E poi eravamo a Londra! Yeah.

A Londra quell’anno c’era anche Bob Dylan. Il mito assoluto! Quante ore avrò passato ad ascoltare il suo Live at Budokan?

Bob Dylan, Earls Court (London), 29 giugno 1981


Milioni (anche perché era un doppio che non faceva sconti sulla fuffa e il Carlo Montoli se non passavi il pomeriggio ad ascoltare Budokan ti propinava i Lynyrd Skynyrd. Allora sì che ere tragedia vera!). Ragion per cui (nonostante il costo di 7 sterline e 50 che erano davvero un sacco di soldi per noi) bisognava assolutamente vederlo. Sarà stata la sfortuna, sarà stato che eravamo molto lontani dal palco, ma quella sera Bob Dylan era un ectoplasma. Noioso, stonato e svogliato. Da quel giorno non ho più ascoltato Bob Dylan! Guarito. Meglio del dottore. C’è voluto Scorsese con lo splendido No Direction Home per potermi rappacificare con Mr. Zimmerman, e questo ben 25 anni dopo (non si dica che porto rancore, eh!).

Ma domani è un altro giorno e il domani arrivò sotto forma di Joe Jackson!

Joe Jackson, The Venue (London), 30 giugno 1981


Era l’anno di Jumpin’ Jive. Indimenticabile. Un tipo allampanato, alto due metri, magro come un chiodo e con un’energia inesauribile (sarà stato drogato?) che trasformava classici swing degli anni ’40 in energia pura. Raramente mi sono emozionato così ad un concerto, sarà stata l’età, la vacanza, Londra, il Venue che allora era un teatro bellissimo tutto rosso e oro e per noi che arrivavamo dalla squallida vasca di cemento del Palalido sembrava il paradiso. Oggi tutti rifanno tutto e in qualunque modo (le cover e i remake sono l’unica ancora di salvezza per quelli che hanno finito le idee: oggi pare sia la norma) ma nel 1981 un punk che faceva swing era ancora una notizia e non affatto scontata. Certo è stata anche la svolta per lui: dopo quel disco non ha più avuto la stessa energia (almeno su disco, ci sono stati altri live mitici) e si è perso via in un pop intellettuale un po’ melenso (tutti ricorderete Night And Day che seguì nel 1982 ma da lì in poi è roba per veri fan, duri e puri). Ma Jumpin’ Jive resta e, che diamine, l’ho visto dal vivo al Venue di Londra!

A seguire c’è stato anche questo

The Damned, Lyceum Ballroom (London), 5 luglio 1981


Ma rientra nella categoria Alzheimer. Forse non era granché vero? Erano già un po’ oltre la data di scadenza nel 1981. E la scadenza era più o meno quella del latte fresco.

Rientrati in Italia c’è stato ancora uno strascico di stagione con i Clash:

The Clash, Milano, 1981

Ora lo so che i Clash sono un mito, che i primi dischi facevano il culo a tutti i punk e che London Calling è un capolavoro straordinario (e rimasto unico nel suo genere) ma l’81 era il tour di Sandinista. Ce l’avete presente Sandinista? Sandinista è quella cosa che capita a una rockstar quando ha molto successo, è osannato dalla critica e crede di avere il mondo nelle mani. Ecco, nelle mani hai avuto forse le classifiche ma non la musica e men che meno il mondo! Fai quello che sai fare, il resto lascia perdere. Sandinista era il lascia perdere dei Clash. Peccato, l’anno prima sarebbe stato fantastico con London Calling. Ma non si può avere tutto dalla vita, no?

(segue…)

2 Comments

  • […] il rac­conto sos­peso ormai dal 10 novembre e prima che finisca l’anno vediamo di andare un po’ avanti, almeno fino alla fine del 1983: un […]

  • grazie per questo post, mi hai fatto tornare indietro con il tempo, Anch’io ho questa passione feticistica dei biglietti. (li tengo tutti..) Mi servono per rimanere aggrappato a quella serata, a cercare di rivivere, forse, anche un piccolo attimo di quell’evento. Peccato che ora sono più anonimi (ticketone ecc) e meno belli graficamente.
    ciao

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