Tentò la fuga in tram

Fabrizio De André ha occupato un lungo periodo della mia vita. Dalla colonna sonora di “Topo Galileo” ad “Anime Salve”, continuamente. Topo Galileo meriterebbe un post a parte e forse l’avrà, prima o poi.

Niente con lui è stato facile e molte cose sono abbastanza interessanti perché il raccontarle oggi dopo che tutti han detto la loro (e molti anche quella di qualcun altro) abbia ancora un senso. Voglio partire dalla migliore, da sola vale tutto il tempo anche largamente perso di quegli anni. Anni che per Fabrizio (non troverete facilmente qui la parola “Faber”, abusata al punto da aver perso ogni valore) furono forse i più semplici, così lontani ormai da quelli tormentati finiti nel 1985 con la promessa di sobrietà fatta al padre sul letto di morte.

“La domenica delle salme” è la cosa migliore. Un episodio unico, una canzone veramente di De André all’interno di tre dischi (Crêuza, Nuvole e Anime Salve) dove le canzoni o eran di Pagani o eran di Fossati (più o meno). Me l’immagino e me lo ricordo ancora così Fabrizio. La notte, in camera sua, mentre pensa alla gamba di Renato Curcio il carbonaro, avvolto nel fumo e circondato dalla cenere, seduto al centro del letto stracolmo di fogli e appunti scritti rigorosamente a mano, con la chitarra appoggiata di fianco e la televisione perennemente accesa su Telemarket, che non si sa mai che vendano uno Schifano che sembri pure vero. E fra tutti quei foglietti alla fine sono spuntati questi tre:

Era il 1989 e tutto quello che sarebbe successo dopo (Berlusconi e tangentopoli solo per cominciare) era ancora lontano dall’arrivare. Io nemmeno sapevo bene quello che succedeva in quel momento e ad essere sincero all’epoca non è che ci avessi capito molto di quel testo. Era veramente “troppo avanti”. Come tutti i capolavori veri.

Non ci avevo capito molto, ma il mestiere del fonico è così, una canzone o un album intero lo segui dalla nascita, ne conosci ogni sfumatura, lo ascolti migliaia di volte, pezzettino per pezzettino, riga per riga, strumento per strumento ed alla fine non lo ascolti mai veramente: ci si scollega dal senso generale per ascoltare solo il particolare funzionale a quel che si sta facendo in quel momento esatto. Un decibel più di voce fra 2:33 e 2:39 che quella parola non si capisce, la chitarra acustica nel terzo inciso non è bella come nel secondo, la risonanza di quel tasto del pianoforte, la porta della sala aperta per sbaglio da qualcuno mentre stai registrando un “pianissimo” (cit. M. Priori), il batterista che è fuori tempo (sempre, per definizione, il batterista è sempre fuori tempo). E allora “GOTO MIX FROM HERE” e si ricomincia a limare, pezzettino per pezzettino. Comunista per comunista.

6 Comments

  • Lo hai portato tu il dominio della Fondazione De André in Planet vero?

  • ho un chiarissimo ricordo di quella settimana in studio con te De André e Piero Milesi. All’epoca stavo con Ruggeri ed avremmo suonato a milano di lì a poco. Lo dissi a De André e lui mi rispose che sarebbe venuto volentieri. Suonava come un complimento, magari vengo, grazie dell’invito. Invece qualche giorno dopo squilla il cell. e c’è De André dall’altra parte che mi fa ‘è ancora valido l’invito? Perché verremmo io e la Dori’. Lo dico al manager di Enrico che mi guarda e mi fa ‘seee, figurati…’ Invece la sera della prima se li trovano in prima fila ad applaudire (era bello quel tour di Enrico, eravamo intrippatissimi con i Gentle Giant e i Genesis prima maniera). Alla fine arrivano in camerino lui e la Dori, Enrico sbianca letteralmente, lui lo complimenta e gli fa ‘che gioiello di tastierista che hai!’. Enrico, preoccupato di eventuali ripercussioni sul mio cache, balbetta qualcosa, eh si si. Un signore di altri tempi. Saputo che ero di torino, in studio mi parlava in piemontese, per mettermi a mio agio. Sempre con la chitarra in mano, che SAPEVA suonare, tra un aneddoto su Paolo Villaggio e uno su De Gregori, una sera a proposito dei dubbi sul suo disco mi fa ‘se cadi da una sedia ti fai un graffio, ma dal quarto piano ti ammazzi’. Ma queste le sai già, no?

  • Ancora oggi, a distanza di 8 anni (Gesù, già 8…), alle volte la notte sono il movimento rapido del pollice sinistro su “SETUP”, seguito a ruota dal dito medio della stessa mano su “MIX” e santificato da un colpo laterale del pollice destro su “EXECUTE”.
    Al mio risveglio, il senso di disagio permane per ancora un paio d’ore.
    Di Fabrizio non posso dimenticare la sua curiosità per l’intelligenza altrui e resta il rammarico per non aver potuto esplorare un potenziale che volle condividere con me una notte in Studio 2: “Il giorno in cui farò un disco metal, stai certo che ti chiamerò”.

    • Quella del disco metal giuro che non la sapevo! Però conoscendolo non vorrei che fosse una presa per il culo, eh…
      Ma l’hai visto il pdf dei comandi dell’SSL linkato?

  • Ah, ma sono certo che fosse una presa per il culo! ;-) Il pdf? No, guardo subito e poi piango.

Leave a Reply