Bologna, 9-9-79

“Seemed like the real thing, only to find
Mucho mistrust, love’s gone behind”

il 9 settembre 1979 sono finiti gli anni settanta. Ufficialmente e definitivamente. E non sono finiti per colpa della crisi, del riflusso, del terrorismo o del primo governo Cossiga ma per colpa di un concerto, il concerto di Patti Smith a Bologna. Quel concerto ve lo ricorderete tutti se siete grandi abbastanza, sono sicuro. Fu un evento, un vero evento, e per chi aveva allora appena 16 anni come me, un momento indelebile in un percorso di formazione già di per sé piuttosto accidentato se si pensa che il tempo extraliceale era interamente occupato dal collettivo, il cineforum e le manifestazioni. Più qualche giro in bicicletta con Tosco e Martignoni, anche se più che con loro avrei voluto farli con la Paola.

Quel concerto lo aspettavamo tutti, noi che adoravamo Patti Smith e detestavamo quella cosa che ci dicevano essere commerciale e quindi da evitare come la peste, Blondie. Ce l’avevano detto al collettivo, Patti Smith brava, perché brutta e impegnata, Blondie cattiva, perché bella e pop. Ce l’avevano detto anche in TV, sulla RaiTV, in un programma che sembrava d’avangardia, “Odeon”, dove un servizio raffazzonato come adesso nemmeno Studio Aperto saprebbe fare aveva messo in diretta contrapposizione i due gruppi, omettendo però accuratamente il fatto che ad Andy Warhol piacesse solo uno dei due, e non c’è bisogno che vi dica quale.

A quel concerto ci andai da solo dopo aver discusso per settimane con i genitori dell’opportunità o meno di affrontare un tale rischio (si veniva da un lungo periodo di assenza totale di eventi internazionali per i continui scontri con la polizia che si verificavano puntualmente in ogni occasione), e fu una vera esperienza formativa. Partii prestissimo da Varese in treno per raggiungere piazza Castello a Milano, dove ci attendeva un autobus (o dovrei dire pullman, allora non c’erano autobus ma solo pullman) per Bologna. Qui il ricordo si fa più lontano, ma di qualche cosa sono certo: sul pullman fumavano tutti, molti cantavano e qualcuno mangiava anche dei panini. Io non fumavo e nemmeno cantavo, quindi probabilmente  qualcosa mangiavo, anche se non me lo ricordo benissimo. Mi ricordo però che arrivammo all’Antistadio con grande anticipo e i cancelli erano ancora chiusi. All’apertura corremmo tutti verso il palco, ma era ancora prestissimo e faceva caldo, molto caldo. L’attesa fu sfinente e il concerto iniziò molto in ritardo. All’epoca tutti i concerti iniziavano molto in ritardo per cui nessuno si preoccupò per questo. Io adoravo Patti Smith, mi addormentavo ascoltando le sue canzoni in cuffia, sfogliavo i dischi alla Casa del Disco nella speranza continua che spuntasse fuori qualcosa di suo che ancora non avessi, credevo fermamente che non ci potesse essere nulla di meglio al mondo che essere lì, al concerto di Patti Smith.

Fu orribile.

Fu un concerto indimenticabile. Tremendo, inascoltabile, sconclusionato. Lei era stonata e senza voce, non si capiva nulla delle canzoni, si sentiva malissimo, il suo gruppo era scarsissimo: Lenny Kaye pensavamo tutti che fosse un dio della chitarra ed invece suonava come il Dario. Ce ne accorgemmo tutti, sperando però che qualcosa ci potesse ancora sorprendere prima o poi. Nessuno osava ammettere che Patti Smith era un pacco colossale e che il concerto faceva veramente schifo. Ad un certo punto lei si fermò e cominciò a declamare qualcosa. Qualcosa che non capivamo, l’inglese non era il forte di nessuno all’epoca. Ma qualcosa si capì comunque, e si capì che era la voce di Papa Luciani. Fine, basta, Game Over. Gli anni ’70 erano ufficialmente terminati così, e non credo solo per me. Uscii prima del bis che nemmeno credo ci fu tali e tanti furono i fischi che da lì in poi coprirono il già basso volume emesso dall’asfittico impianto, aspettai il pullman, tornai a Milano, presi il treno delle Nord che a quell’ora nemmeno era più un treno (a Saronno finiva e si proseguiva in pullman facendo tutte le fermate). Il giorno dopo ci pensai su cinque secondi e capii che Andy Warhol aveva ragione.

Patti Smith Group Bologna 9-9-79

Patti Smith dopo quel concerto si ritirò a vita privata per un bel po’ di anni, evidentemente ci pensò su cinque secondi anche lei.

One Comment

Leave a Reply